Alla ricerca dei difetti

Pontlab, attraverso i controlli non distruttivi, è in grado di esaminare fusioni, saldature, particolari stampati e lavorati in diversi materiali (acciai, leghe di alluminio e magnesio, ottone e bronzo, titanio, materiali plastici e compositi) allo scopo di rilevare indicazioni su eventuali difetti che possono pregiudicare l’utilizzo del particolare.

 

Attraverso la nuova macchina tomografica Baker Hughes GE V TOME X M 300 che riesce a coniugare i vantaggi della Tomografia Industriale con la precisione della misura metrologica adesso è possibile analizzare i vostri componenti con tecnica non distruttiva.

Per maggiori informazioni e valutare le potenzialità della nostra strumentazione, contattaci e visita la pagina web dedicata alla tomografia, visualizza il video che illustra la potenzialità di questa tecnologia.

Controlli non distruttiviCon questa tecnica è possibile sottoporre a controllo i materiali non ferromagnetici, evidenziando con precisione ogni discontinuità superficiale, anche se molto piccola, del pezzo in esame, quali fessurazioni, porosità, ripiegature. In questo test utilizziamo un liquido visibile di colore rosso, che viene fatto penetrare nelle discontinuità superficiali del pezzo. Dopo la rimozione del liquido in eccesso e l’applicazione di un rivelatore (un liquido adsorbente solitamente a base di silice amorfa) viene evidenziata ogni singola discontinuità grazie al contrasto cromatico liquido /rivelatore.

 

Nel metodo con liquido fluorescente, viene utilizzato un liquido penetrante fluorescente (con sensibilità diversa a seconda del tipo di particolare e materiale esaminato), visibile dopo l’applicazione del rivelatore a seguito di illuminamento con luce nera (lampada di Wood). Disponiamo di un impianto di ispezione con vasche di dimensione 700x700x500 mm, con la possibilità di eseguire controlli con liquidi penetranti fluorescenti post-emulsionabili secondo le principali norme dei settori meccanico e aerospaziale (EN 571, ASTM E 1417, AMS 2644, MIL, ASME, DIN, UNI, BS, AFNOR).

 

Gli esami magnetoscopici (MT) sfruttano il ferromagnetismo di alcuni metalli per evidenziare le anomalie delle linee di flusso del campo magnetico nei pressi d’un difetto superficiale. Le linee di flusso, che rappresentano l’intensità locale del campo magnetico, nei pressi d’una discontinuità, quale per esempio una microcricca, una cavità od un’inclusione, si addenseranno o disperderanno deviando localmente e creando un’anomalia del campo magnetico ai bordi del difetto.

Basta spruzzare le superfici o bagnarle con adatte sospensioni di polveri ferromagnetiche, colorate o fluorescenti, affinché le particelle si concentrino allineandosi lungo le linee di flusso del campo magnetico emergente. Il diverso colore delle polveri o la luce emessa per fluorescenza nello spettro visibile quando le si irradiano con luce ultravioletta (luce di Wood), evidenzierà ogni loro concentrazione e di conseguenza i difetti affioranti o subcorticali. La magnetoscopia permette di evidenziare difetti superficiali e subcorticali, non rivelabili con i liquidi penetranti, purché la perturbazione del campo magnetico nei loro dintorni possa giungere fino alla superficie da esaminare.